Ricerca  
lunedì 19 novembre 2018 ..:: Mauthausen ::.. Registrazione  Login

MAUTH0-opt.jpg

mauth1-opt.jpg

mauth2-opt.jpg

mauth3-opt.jpg

 Il campo di sterminio di Mauthausen Riduci

MAUTHAUSEN – LA STORIA DEL CAMPO

 

Il lager nazista di Mauthausen si trova sulla sinistra del fiume Danubio (Donau), a circa 25 km dalla città di Linz e a 160 km dalla capitale Vienna. La posizione geografica  è scelta a ragion veduta. Come gli altri lager, anche Mauthausen (Maut-hause, barriera daziaria) si trova in un punto strategico, crocevia fluviale e ferroviario, facilmente utilizzabile quindi per il trasporto di persone e cose. Inoltre in questa zona abbondano giacimenti di granito, che verrà usato per abbellire le città del grande Reich.

La storia di questo campo, dove persero complessivamente la vita circa 150.000 uomini,  è strettamente collegata all'Anschluss, quando l'Austria si unì alla Germania, e si può dividere in quattro momenti principali.

 

Dal 1938 al 1939

L’8 agosto 1938 giunsero dal lager di Dachau circa 300 prigionieri criminali tedeschi e austriaci (che saranno detti poi "i soci fondatori del lager”), allo scopo di edificare il nuovo campo. Infatti il 7 aprile 1938, ventiquattro giorni dopo l’annessione, il maggiore Ahrens aveva scritto all’assessore al patrimonio immobiliare del comune di Vienna che a Mauthausen avrebbe dovuto essere edificato un lager con la capienza di tre - cinquemila detenuti e che pertanto le due cave di pietra Wiener Graben e Bettlelberg appartenenti alla città di Vienna dovevano essere messe immediatamente a disposizione dell'ispettorato. Himmler, capo della polizia tedesca, varò quindi un'impresa commerciale di propietà delle SS, la DEST, Società tedesca di costruzioni di terra e pietre, per meglio sfruttare i profitti derivanti dal programma edilizio del Reich. Il 16 Maggio 1938 le SS avevano avviato l'attività nelle cave di pietra di Mauthausen con 30 lavoratori civili. Fino al maggio del 1939 la popolazione del campo fu composta largamente da criminali.

Dal 1939 al 1943

Nel periodo immediatamente successivo arrivarono i primi detenuti politici ed il nuovo comandante, Franz Ziereis, costrinse i prigionieri "a lavorare nelle cave, a spianare l'area, a tracciare una strada di accesso e a costruire gli edifici". Tra lo scoppio della guerra e il giugno del 1943, Mauthausen ebbe una rapida espansione divenendo un centro funzionante a pieno ritmo per la tortura e lo sterminio delle minoranze politiche e razziali. Le vittime di Mauthausen cominciarono ad essere cremate a Steyr a partire dal 5 settembre del 1938 e la pratica continuò fino a che il 5 maggio 1940, il primo dei tre forni installati nel campo fu operante. Nel 1942 da Mauthausen furono inviati a Berlino cinquantadue chili di oro odontoiatrico strappato dalle bocche delle sue vittime.

Per tutto il 1942 e fino alla prima metà del 1943, Mauthausen rimase quasi esclusivamente un centro dove gli internati venivano impiegati nelle imprese possedute e amministrate dalle SS.

Dal 1943 al 1944

Fu solo dalla metà del 1943 e sotto pressione esterna che Mauthausen cedette una parte dei prigionieri, su cui fino ad allora aveva abusato senza umanità, per contribuire allo sforzo bellico. Ora gli internati vennero sfruttati con più "razionalità" e nelle succursali di Mauthausen lavoravano per l’industria bellica dei maggiori centri industriali austriaci. Erano obbligati a scavare stabilimenti sotterranei, bunker per la difesa, ad effettuare lo sgombero delle macerie e a partecipare ai lavori agricoli. A cominciare dal giugno del 1943, Mauthausen si estese oltre il proprio nucleo principale, costituito dai campi di Mauthausen e Gusen, fino a comprendere, alla fine, una vasta rete di circa 49 campi satellite situati lungo tutta la lunghezza e l’ampiezza del territorio austriaco prebellico.

 

Dal 1944 al 1945 La fase finale del campo durò dall’autunno del 1944 fino alla liberazione, nel maggio del 1945. Ogni giorno morivano sul lavoro molti prigionieri; i corpi non poterono più essere contenuti nei forni esistenti, tanto da essere scaricati in fosse comuni esterne al campo. Il periodo fu caratterizzato da numerose azioni omicide e da violenze compiute frequentemente sotto lo sguardo di ampi settori della popolazione civile, in molti casi con la loro attiva complicità. Nell’inverno del 1944-45 giunsero a Mauthausen molti ebrei costretti ad evacuare i campi orientali  con le famigerate marce della morte, a causa del progressivo avvicinarsi dell’esercito sovietico.

 

La liberazione

A mezzogiorno del 5 maggio 1945 il comandante americano Albert J. Koziek, della Terza\Armata americana, si dirige con due autoblinde verso il Lager. Le SS sono fuggite; il comandante Franz Ziereis si è nascosto nella campagna dove sarà scoperto e ferito a morte venti giorni dopo; la maggior parte della documentazione del campo è stata bruciata. È il delegato della Croce rossa internazionale ad andare incontro all’ufficiale alleato. Gli spagnoli issano sul portone prima una bandiera rossa, poi una della Spagna repubblicana.

 

 

 

Morire

Molti erano i modi di uccidere a Mauthausen: l’alta tensione nei reticolati contro i quali si gettavano i deportati, un colpo alla nuca nella baracca 20 predisposta per queste esecuzioni; la “raccolta dei lamponi” ossia la fucilazione da parte delle sentinelle per “tentata fuga” dopo aver obbligato i detenuti a varcare i confini del campo, appunto per raccogliere i lamponi; le docce ghiacciate che causavano infarti o polmoniti; le torture.

Anche il gas ebbe un ruolo fondamentale nello sterminio perpetrato a Mauthausen e furono quattro i modi in cui venne utilizzato: il camion a gas, la camera a gas del castello di Hartheim, la gassazione nella baracche di Gusen, la camera a gas di Mauthausen.

 

La scala

Il sistematico e deliberato sterminio attraverso la fame, le malattie, l’assassinio di massa tipico di tutti i campi, si accompagna a Mauthausen alla brutalità delle condizioni in cui i deportati sono costretti a lavorare nella cava. Le pietre estratte e squadrate devono essere portate a spalle, dalle squadre di punizione, lungo 186 ripidi gradini. A lato e in cima attendono le SS che pungolano, spingono e torturano gli uomini che si muovono faticosamente. La chiamano la “scala della morte”, mentre il dirupo della cava prende il nome di “muro dei paracadutisti”, poiché gli aguzzini, come supremo divertimento, a volte spingono i primi della fila che, cadendo, trascinano con loro decine di altri uomini causando continue stragi.

 

Le marce della morte

Nel corso della guerra Mauthausen accoglie deportati da tutti i territori occupati, ma nell’ultimo periodo la situazione diventa particolarmente drammatica. È qui che, con l’avanzata sovietica da Est, si dirigono, dall’inverno 1944-45, le lunghe e mortali marce di evacuazione che partono dai più lontani Lager polacchi (dal gennaio al maggio 1945, per esempio, circa 9 mila deportati, soprattutto ebrei, giungono da Auschwitz). Donne e bambini di Ravensbrück, uomini di Sachsenhausen, ebrei ungheresi vanno a gremire oltre misura il Lager di Mauthausen, intorno al quale vengono erette quattordici tende in cui sono rinchiusi gli internati, costretti a dormire sul fango, decimati dalla dissenteria e dal tifo. Altre migliaia di uomini, donne e bambini sono uccisi nelle marce di evacuazione.

Il camion a gas

Dall’autunno 1941 almeno fino all’estate del 1942, un numero variabile tra 900 e 2.800 internati venne ucciso con un “camion a gas” che copriva alternativamente la distanza di cinque chilometri tra Mauthausen e Gusen. Fermo nella piazza centrale del campo principale, il camion caricava ogni volta trenta vittime che, ammassate nella parte posteriore ben sigillata, morivano asfissiate dall’ossido di carbonio introdotto all’interno. Giunte a Gusen, le vittime venivano scaricate per essere cremate e il camion poteva riprendere il suo tragitto con altre trenta vittime che subivano la stessa sorte, questa volta in direzione Mauthausen. Il camion era stato probabilmente ideato dal farmacista SS-Hauptsturmführer Erich Wassitzky.

La camera a gas di Mauthausen

Iniziata a costruire nell’autunno del 1941, terminata probabilmente nel marzo 1942, la camera a gas di Mauthausen si trovava nella cantina della nuova infermeria, vicino alla quale si trovava anche il crematorio.:

“Questa camera, lunga 3,70 m, larga 3,50, in parte rivestita di piastrelle, era allestita come fosse una doccia munita di 16 getti d’acqua. Il riscaldamento e l’illuminazione erano su una parete, sopra le piastrelle; in un angolo del soffitto si trovavano un ventilatore elettrico ed un tubo smaltato lungo 1 m circa. Questo tubo aveva, nella parte rivolta al muro e così non visibile, una fessura larga mezzo centimetro e lunga 80 cm ed era collegato con il recipiente del gas che era nella cella adiacente. Gli interrutori della luce, dell’acqua e del ventilatore erano tutti all’esterno della camera a gas. Un mattone, precedentemente surriscaldato, veniva posto sopra una badile ed adagiato sul fondo del recipiente. Un SS, munito d’una maschera antigas, versava sul mattone il gas Zyklon-B ed il contenitore veniva immediatamente sigillato e chiuso ermeticamente con due viti laterali. Il calore sprigionato dal mattone surriscaldato, causava la rapida fuoriuscita del gas”. (cfr. Hans Marsalek)

La camera a gas poteva contenere da 30 a 80 persone e le operazioni di asfissiamento duravano circa trenta minuti. Nel complesso, per ogni carico di vittime (trasporto alla camera a gas, svestizione, “visita medica”, uccisione, trasporto dei cadaveri al forno crematorio) si impiegavano due-tre ore. È probabile che i primi ad essere uccisi furono 231 prigionieri di guerra sovietici il 9 maggio 1942; gli ultimi furono, il 28 aprile 1945, 33 Austriaci, 5 Polacchi, 5 Croati ed 1 Austriaco di nazionalità inglese. Nel complesso, vi vennero assassinate più di 4 mila persone. Non si deve dimenticare che un altro impianto per uccidere in massa i prigionieri di Mauthausen fu ideato nell’autunno del 1944: ad Altaist-Harteil, vicino al campo austriaco, vennero trasportate alcune parte dell’impianto di ventilazione della camera a gas di Auschwitz, ormai demolita, ma i lavori non furono poi realizzati.

 


      

2006 by Associazione Roberto Camerani   Condizioni d'Uso  Dichiarazione per la Privacy