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9 settembre 2013 - Quinto Calloni ci ha lasciato

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9 Settembre 2013 - Oggi. alle ore 11.30, l'ex-deportato Quinto Calloni ci ha lasciato.
Quinto era un amico, compagno di deportazione di Roberto Camerani ha continuato a testimoniare, nel corso della sua vita, che per essere uomini occorre avere una grande qualità: essere buoni.
Ha partecipato a numerose attività di testimonianza e ci mancherà tantissimo.
Un abbraccio a tutti i suoi famigliari.
I funerali si terranno a Segrate - MI - Mercoledì 11 sett., alle 0re 14.30, presso la Parrocchia di Santo Stefano, in via Roma, 8.
Tutti gli amici dell'Associazione camerani sono invitati a partecipare.



Quinto Calloni                   

 

I primi anni

Quinto Calloni nasce a Cernusco sul Naviglio  il 2 settembre 1926.

Ha 17 anni quando, il 18 dicembre 1943, viene arrestato.

Abita a Cernusco sul Naviglio, con il padre,  commerciante in bestiame. La madre è morta da sette mesi.

Due suoi fratelli sono al fronte, il terzo, anche lui militare, è sbandato dall'8 settembre; il quarto, infine, divenuto sordomuto a seguito di un attacco di poliomielite, lavora a Milano.

Quinto ha molti amici con cui si incontra spesso per giocare al pallone o per fare passeggiate in bicicletta. 

Prova forti  sentimenti di rivolta contro l'occupazione tedesca.

Un giorno, fra Cernusco S/N e Carugate, sottrae un fucile modello 91 a una postazione contraerea abbandonata e lo nasconde nel camino.

 

 L'arresto
Alle 8 di sera del 17 dicembre, arrivano all'abitazione di Quinto dei soldati tedeschi. Quinto all'inizio pensa che non siano lì per lui, vista anche la sua giovane età. Ma poi bussano forte alla sua porta e ordinano di aprire. Quinto apre e si trova davanti ad un appuntato dei carabinieri e a cinque tedeschi.

Quando arriva a S. Vittore  scopre che insieme a lui sono stati arrestati anche altri cinque suoi amici:

Robero Camerani, Angelo Ratti, Ennio Sala, Pierino Colombo e Virginio Oriani (questi ultimi due non faranno più ritorno a casa).

.

La detenzione a Milano

Interrogatorio a "Villa triste", in viale Monterosa a Milano: Quinto e Virginio si ritrovano, ma vengono sottoposti ad interrogatorio separatamente.

Dopo l'interrogatorio, Quinto viene tolto dall'isolamento e riesce a rivedere gli amici di Cernusco arrestati con lui.

Nel giro di qualche giorno chiede ed ottiene di essere messo nella stessa cella di Virginio, suo amico d'infanzia.

 

Marzo 1944  

Nel carcere di San Vittore arriva improvviso l'ordine di deportazione in Germania.

Anche Quinto e i suoi amici di Cernusco devono partire. Con loro sono deportati  molti lavoratori arrestati e rinchiusi a San Vittore in seguito al grande sciopero generale di quei giorni.

Al mattino del 4 marzo, quando ancora è buio,  i deportati vengono fatti salire  su due vagoni bestiame (50 per vagone). Il treno parte alle 9 diretto ad Innsbruck e arriva al passo del Brennero a notte fatta. Raggiungeranno Innsbruck  alle ore 20 del giorno seguente. I deportati, dopo una marcia di due chilometri, arrivano alla frazione di Reichenau, e sono sistemati in un campo di concentramento composto da poche baracche. Dopo pochi giorni ripartiranno per raggiungere Mauthausen, la loro destinazione definitiva.

 

Nel lager

I deportati giungono alla stazione di Mauthausen, dove sono presi in consegna da un Gruppo di SS, che li scortano durante la marcia verso il campo. 

All’arrivo, due del gruppo, un vecchio e un giovane privo di una gamba, sono inviati immediatamente alla camera a gas. Tutti gli altri sono invece sottoposti al rituale che sempre accoglie i nuovi venuti: consegna di tutti i beni personali, doccia, rasatura, attribuzione del numero che da ora sarà la loro identità. Quindi vengono messi in una baracca  di quarantena.

Come risulta dall'elenco dei deportati, di questi cento uomini, 59 moriranno nei campi di concentramento nazisti, 32 sopravvivranno e 9 risulteranno dispersi.
In particolare moriranno tutti quelli deportati ad Harteim.

Ad Ebensee

Quinto e un migliaio di altri prigionieri, tra cui i suoi due amici Roberto e Virginio, vengono trasferiti al sottocampo di Ebensee. Qui lavoreranno senza sosta nelle gallerie, in condizioni inimmaginabili: “L’umidità della galleria ci penetrava in tutto il corpo, faceva molto freddo”.

Fortunatamente, però, i deportati italiani a Ebensee, trovano un grande aiuto nel giudice Franco Ferrante, anche lui deportato ma, grazie alla sua buona conoscenza del tedesco, scrivano del campo.

 

Domenica, 6 Maggio 1945

Avviene la liberazione del campo da parte degli Americani: "... alla mattina dopo la distribuzione del caffé, girai per il campo, e sul piazzale dell'appello, sperando di vedere dei miei compagni del nostro trasporto di Milano del 3 marzo 1944, ma su cento che eravamo ne vidi solo una ventina, anche dei miei amici di Cernusco, Roberto e Ennio, nessuna traccia. Appresi la brutta notizia della morte del mio caro compagno d'infanzia Oriani Virginio."

Verso casa
Quinto  decide di affrontare da solo il viaggio di ritorno a casa.

Si allontana dal campo con un amico e quattro russi:“Ogni tanto ci fermavamo per riposare, perché le gambe non ce la facevano più“.

Arriva a Bad Ischl, dove  trova altri italiani prigionieri di guerra .

Raggiungerà poi Salisburgo e da lì riuscirà a tornare a casa .

Sabato 16 Giugno 1945

“Il giorno 16 giugno rientravo a casa; era sabato, che destino, di sabato arrestato, di sabato libero”.

Quinto ritorna a Cernusco, a casa sua, e ritrova, ancora nascosto nel camino, quel fucile 91, trafugato ai soldati tedeschi, di cui abbiamo parlato all'inizio di questa storia. Avrebbe potuto essere la causa del suo arresto, ma non servì alcun fucile, fu sufficiente la cattiveria di chi sporse denuncia.

 


Scritto Da: host
Inserito il: 09/09/2013
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