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BASTANZETTI: UNA LETTERA SUL GIORNO DELLA MEMORIA
Con un bombardamento mediatico, degno di miglior causa, per il decimo anno consecutivo, ci è stata somministrata una “memoria” mutilata, una “memoria” dimezzata. Televisioni e giornali, ossessivamente,all’insegna dell’assoluta ignoranza e della più consapevole malafede, ci hanno parlato solo, con rarissime e irrilevanti eccezioni, della Shoah, ossia della devastazione
del popolo ebraico nei campi di sterminio nazisti in Germania e in Polonia. Degli almeno cinque milioni di disabili, apolidi, asociali, Testimoni di Geova, omosessuali, sinti, rom, avversari politici, parimenti “passati per il camino”, qualche imbarazzato accenno, di malavoglia, quasi fosse fastidioso doversi occupare anche di loro, quando invece è così facile, così comodo,così “in”, anche per gli eredi morali e politici di quella deportazione, argomentare sui nostri fratelli con la stella di Davide. A maggiore ragione tenendo conto che la deportazione dall’Italia fu una deportazione squisitamente “politica”. Numeri per difetto rilevano 36.000 politici e 8.500 ebrei. Per i primi è da sottolineare che capirono per tempo tutto il male, tutto l’orrore del nazifascismo e lo combatterono a prezzo della loro vita consentendo all’Italia di poter portare una testa alta e una schiena dritta. In poche parole viene fatta passare, viene accreditata l’immagine di qualcuno “più” deportato o, addirittura di qualcuno “unico” deportato. Un falso ignobile e clamoroso! Chi non è particolarmente documentato sull’argomento, ancora una volta viene ingannato. I giovani che hanno il diritto di conoscere la verità vedono questo diritto non rispettato. Chi si presta a questa vile, volgare trama fa morire per l’ennesima volta, ogni volta, questi volutamente dimenticati esseri umani. E’ chiaro a tutti quelli che hanno un minimo di intelligenza e di sensibilità che l’operaio scioperante della Breda, messo nella camera a gas di Mauthausen, soffriva come l’ebreo posto nella camera a gas di Auschiwitz. E, allora, perché cancellare il primo dalla memoria collettiva e ricordare solo il secondo? Non ripugna l’idea di diventare, così facendo, idealmente “complici” dei nazisti assassini? Questo ho voluto dire per dare o, meglio, ridare pari dignità a tutti quegli undici milioni di persone che hanno la tomba nelle nuvole e dovrebbero avere, tutti, nessuno escluso, un monumento nel nostro cuore. Giancarlo Bastanzetti Figlio di Pietro Bastanzetti, deportato per aver organizzato gli scioperi del marzo ’44 e morto nel campo di sterminio di Gusen.
Written By: host
Date Posted: 3/6/2010
Number of Views: 361
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